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Percorso


Si accede alla chiesa da un sagrato lastricato in ciottoli bianchi e neri con la tecnica del cosiddetto risseu, che forma al centro un disegno nel quale sono riconoscibili lo stemma della città, il simbolo dei francescani, dato da braccia incrociate su croce, e dall’iniziale del nome di Maria, a cui il santuario è dedicato.

La chiesa è a croce latina con tre navate e dieci cappelle laterali, volute dalle famiglie nobili genovesi come luogo di sepoltura e per questo impreziosite da opere di notevole valore artistico.

  

Di particolare interesse è il polittico dell’Annunciazione posto nella terza cappella di sinistra, realizzato nel settimo decennio del Quattrocento dal pittore alessandrino Giovanni Mazone (1433 – 1511). Realizzato con tutta probabilità per essere posto sopra l’altare maggiore, nel momento in cui la chiesa fu dedicata alla SS. Annunziata, dopo vari spostamenti trovò definitiva sistemazione nell’antica cappella del Crocifisso.

Nella cappella di fronte, nella navata di destra, si ammira un’importante dipinto su tavola raffigurante Lo sposalizio della Vergine, realizzato su modello fiammingo nel terzo decennio del Cinquecento dal frate pittore Simone Dondo da Carnoli (sec. XVI), che trascorse il periodo di noviziato in questo convento.

Da segnalare nelle due cappelle alle opposte estremità del transetto, entrambe di giuspatronato dei Negrone, le pale d’altare di S. Francesco e S. Anna con la Sacra Famiglia, entrambe realizzate da Domenico Fiasella (1589 – 1669). Inoltre degne di nota sono nelle cappelle di testa delle navate laterali a destra la Natività di Giovanni Battista Carlone (1603? – 1684?) e a sinistra un grande Crocifisso ligneo opera di ignoto scultore genovese a cavallo tra Sei e Settecento, recentemente collocato nella posizione attuale.

Il presbiterio e il coro, con la sottostante cripta, furono edificati a spese di Giacomo Saluzzo e dei suoi fratelli, i cui busti marmorei sovrastano i due scaloni di accesso.  

L’altare maggiore in marmi policromi con tabernacolo a forma di tempietto sormontato da un crocifisso fu realizzato dalla bottega degli Orsolino, ai quali si devono pure i putti e le statue di S. Francesco e S. Giacomo, poste sopra le porte laterali di accesso al coro. Quest’ultimo, proveniente dall’abbazia di S. Nicolò del Boschetto, presenta quarantanove stalli  realizzati in legno di noce intagliato.

Sulla parete di fondo del coro è collocata la grande tela di Domenico Fiasella con l’Assunta, firmata dall’autore e datata 1632.
Sulla parete laterale sinistra si osservano un polittico di Bernardino Fasolo del 1518 raffigurante S. Sebastiano e altri santi, un tempo nella seconda cappella di sinistra, e una tela di G.B. Casone con la Madonna col Bambino e Santi francescani, già nella prima cappella di sinistra.

 

Alla cripta si accede dalla navata centrale tramite un’ampia scalinata. La volta, riccamente decorata in stucchi dorati, fu affrescata da Andrea Ansaldo (1584 – 1638) con storie della Vergine. L’apparato marmoreo dell’altare che ospita la statua della Vergine è opera degli Orsolino, mentre la balaustra che lo separa da dal vano antistante, in preziosi marmi policromi, è opera di marmisti napoletani dell’inizio del ‘700. Analogo doveva essere il paliotto dell’altare, trafugato in epoca napoleonica e sostituito con un rilievo di G.B. Semino del 1957.

Attraversando l’antisacrestia, che conserva la primitiva struttura quattrocentesca, si giunge nella sacrestia, arredata da mobili in noce di epoca settecentesca. Sono qui collocate diverse opere di notevole valore artistico tra cui si segnalano la tavola dell’Albero di Jesse attribuita ad Antonio Semino (sec. XVI) collocata sull’altare e alle pareti alcune tele di Bernardo Strozzi, Domenico Fiasella e Simone Dondo da Carnoli.

Oltre una porticina si accede al museo degli ex voto, in fase di allestimento, che conserva molte opere di pertinenza del Santuario (sculture lignee, dipinti, paramenti, argenterie, statue di presepe ecc.) e in particolare i molti ex voto devozionali donati al Santuario dai fedeli come ringraziamento di scampate malattie, incidenti o calamità. 

Nel chiostro del convento, sviluppato su due piani, è conservata una pala d’altare marmorea quattrocentesca raffigurante la Crocifissione e santi e due affreschi opere seicentesche di fra’ Michelangelo da Vernazza (sec. XVII).

Nel grande refettorio è murato un pulpito cinquecentesco in pietra nera di Promontorio con raffigurati la Vergine col Bambino e santi francescani. Sulla parete di fondo è collocata la grande Ultima cena di Orazio De Ferrari (1606 – 1657), firmata dall’autore e datata 1641.