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Inizio così, riportandovi gli auguri natalizi che don Tonino Lasconi amico carissimo e di lunga data mi ha inviato. I più potranno dire: “che m'importa di questi auguri natalizi?”. Il problema sta proprio qui: che m'importa dei terremotati? Tanto io sono al sicuro nella mia casetta calda…, purtroppo siamo così ci commuoviamo per cinque minuti quando vediamo il servizio del TG sui terremotati sotto la neve e con mille disagi, ma poi la nostra vita continua come prima o forse con più indifferenza... È così che dagli inizi di settembre 2016, ogni sabato e domenica nel nostro Santuario del Monte a Genova, durante le Sante Messe preghiamo per i terremotati perché il Signore dia loro attraverso l'opera solidale di tante persone speranza in un nuovo futuro. Certamente la Preghiera è importante, ma dentro di me una voce mi diceva che non bastava, che dovevo uscire dal mio Convento caldo e confortevole per andare a vedere cosa era successo, per portare una parola di speranza. Così il 19 gennaio, concluso Convegno di Formazione per gli Assistenti OFS e Gi.Fra ad Assisi, ho deciso di proseguire verso Fabriano per salutare l'amico don Tonino Lasconi e attraverso di lui arrivare a Camerino tra gli sfollati che dimorano presso i moduli abitativi.

 

L'aiuto materiale che ho potuto portare è stato davvero solo un piccolo segno: pasta, riso, legumi, marmellate, però ho ricevuto in cambio una lezione di vita: ho incontrato persone sorridenti che mi hanno fatto coraggio e mi hanno detto: “padre, le scosse di questi giorni sono state uno zuccherino!”. Porto sempre nel cuore il ricordo di quei sorrisi e la testimonianza di queste persone che non si lamentano, nonostante i molti disagi e spesso penso a quante volte ci lamentiamo per cose da nulla o, come dice Papa Francesco, innalziamo un vero e proprio culto alla dea lamentela.

C’è una parola che ho ascoltato da Papa Francesco quando ha ricevuto in Udienza i terremotati e mi è rimasta nel cuore: ricostruire i cuori, che non è “domani sarà meglio”, non è ottimismo, no, non c’è posto per l’ottimismo qui: sì per la speranza, ma non per l’ottimismo. L’ottimismo è un atteggiamento che serve un po’ in un momento, ti porta avanti, ma non ha sostanza. Oggi serve la speranza, per ricostruire, e questo si fa con le mani, un’altra parola che mi ha toccato.

Le mani: per ricostruire ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti. Quelle mani con le quali noi diciamo che Dio, come un artigiano, ha fatto il mondo. Le mani che guariscono. Le mani di tanta gente che ha aiutato a uscire da questo incubo, da questo dolore; le mani dei Vigili del Fuoco, tanto bravi, tanto bravi... E le mani di tutti quelli che hanno detto: “No, io do del mio, do il meglio”. E la mano di Dio alla domanda “perché?” – ma sono domande che non hanno risposta, la cosa è andata così.

Diceva Raffaele, uno dei terremotati: Sì, c’è la fortuna di essere usciti vivi, ma non è lo stesso di prima. Abbiamo perso, sì, abbiamo perso tante cose: casa, famiglie, ma siamo diventati una grande famiglia in un altro modo.

 

E c’è un’altra parola: vicinanza. “Siamo stati vicini e rimaniamo vicini l’uno all’altro”. E la vicinanza ci fa più umani, più persone di buona volontà, più coraggiosi. Una cosa è andare soli, sulla strada della vita, e una cosa è andare per mano con l’altro, vicino all’altro. E questa vicinanza voi l’avete sperimentata.

E poi un’altra parola, ricominciare, senza perdere la capacità di sognare, sognare il riprendersi, avere il coraggio di sognare una volta in più.

L'unica cosa che alla fine sono riuscito a dire a queste persone è stata: Grazie! Grazie per tutto quello che voi avete fatto per aiutarci, per costruire, ricostruire i cuori, anche per riparare col vostro esempio l’egoismo che è nel nostro cuore che non abbiamo sofferto questa tragedia. Grazie tante a voi. E sono, siamo vicini come comunità del Monte, a tutti voi.

Purtroppo, la troppa neve mi ha impedito di raggiungere le altre località colpite dal terremoto: Arquata del Tronto, Accumoli, Amatrice, ma vi assicuro che la visita è solo rimandata.

A Camerino, sono riuscito ad avere contatto con la Sign. Paola, una dipendente del Comune che dal 26 ottobre 2016 è accanto agli sfollati,e spero che qualcosa di concreto riusciremo a fare per il futuro anche qui da Genova.

In questa situazione concreta ho capito più veramente e profondamente le parole di Papa Francesco che nell'Evangelii Gaudium, ci ha detto: “Non lasciamoci rubare la Speranza e non lasciamoci rubare la Comunità”. Credo che queste persone abbiano bisogno, prima di ricostruire le case, di ricostruire i cuori insieme a un tessuto sociale ed ecclesiale nella speranza di un nuovo futuro.

Ringrazio il Signore, che ha suscitato in me questa “santa inquietudine” la quale mi ha spinto a scomodarmi, ad uscire dai ristretti spazi del mio piccolo mondo per essere vicino, nonostante le mie povertà, a queste persone tanto provate dal dolore ma estremamente capaci di trasmettere serenità e speranza.

 

Grazie della vostra pazienza e ricordiamoci nella Preghiera!

 

 

Fra' Riccardo Gallina o.f.m.