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Liturgia e vita…

Carissimi amici vicini e lontani;

la scorsa volta ci eravamo lasciati con un’interessante domanda: a cosa serve la Liturgia?

La Liturgia serve, principalmente, ad alimentare la nostra relazione con Dio; la Liturgia è al servizio di Dio e del suo popolo che è la Chiesa nelle sue diverse espressioni ed articolazioni.

La Liturgia è adorare il Dio vivente in “spirito e verità”, come dice Gesù alla donna Samaritana. Da queste ultime parole di Gesù capiamo subito come la Liturgia può diventare quell’acqua che disseta la nostra sete del Dio vivente.

Tuttavia vogliamo indagare in modo più scientifico o meglio teologico sul termine Liturgia andando a riscoprire cosa ci dicono due personaggi di grande importanza per il Movimento Liturgico: Lambert Beauduin (1873-1960) e Odo Casel (1886-1948), entrambi monaci benedettini.

  1. Beauduin, diceva: “La Liturgia è il culto della Chiesa”. Si tratta di una definizione brevissima ma a suo modo completa del termine Liturgia, dove tutta la forza rinnovatrice di questa semplice definizione sta nella parola Chiesa, che specifica in senso cristiano il culto. Questo infatti assume dalla Chiesa il proprio carattere pubblico e comunitario, nel senso che la Chiesa, essendo nel mondo la continuazione di Cristo, esercita quel culto che Cristo diede al Padre durante la sua vita terrena. Il culto della Chiesa è dunque prima di tutto culto cristiano in senso eminente, perché continuazione di quello di Cristo; è poi culto comunitario e pubblico perché in esso si esprime la natura propria della Chiesa, che è comunità visibilmente radunata attorno a Cristo.
  2. Casel, ritiene che la Liturgia, possa e debba essere conosciuta in stessa quale essa è e si manifesta: come CELEBRAZIONE.

Partendo dal fatto che la Celebrazione liturgica è costantemente chiamata “mistero”, Casel scopre che le compenti essenziali della celebrazione o ‘mistero’, in quanto termine tecnico-cultuale, sono: 1) l’esistenza si un avvenimento primordiale di salvezza; 2) la presenza dello stesso avvenimento per mezzo di un RITO; 3) grazie alla sua presenza rituale ogni uomo di ogni tempo attua come proprio il primordiale evento di salvezza.

Con questi dati in mano Casel ritiene che la liturgia, per il fatto di presentarsi come ‘mistero’, si autodefinisce come “il Mistero di Cristo e della Chiesa”, o più chiaramente:

“La Liturgia è azione rituale dell’opera salvifica di Cristo, ossia è presenza, sotto il velo di simboli, dell’opera divina della redenzione”.

A questo punto…

se i miei ventiquattro lettori, come diceva il Manzoni, mi hanno seguito fin qui e avranno ancora voglia di seguirmi, rinnovo loro tutta la mia stima ed ammirazione per l’impegno profuso!

 

Fra’ Riccardo G.