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IL TRIDUO PASQUALE

 

Nella Chiesa antica la celebrazione della Pasqua era tutto in quanto cardine dell'Anno Liturgico ancora in fase di strutturazione e rappresentava il momento culminante della vita della Chiesa a tutti i livelli. Il Papa Leone Magno, ci teneva a sottolineare che, seppure il Natale è l'occasione per celebrare un Mistero, è comunque nella celebrazione pasquale che il Sacramento dell'umana salvezza è contenuto nel modo più eccellente.

Certo la Pasqua non è una celebrazione originale, perché è già conosciuta da Israele e, in un certo modo, viene ricevuta in eredità dalla Chiesa nascente. Fin dall'inizio la Pasqua viene interpretata all'interno della Chiesa stessa in due modi diversi. Infatti, alcuni rifacendosi al termine tradotto in greco - pascho = soffrire / patire - fanno riferimento alla Pasqua come alla passione di Gesù. Tuttavia davanti a questa linea il sapientissimo Origene si scaglia contro l'ignoranza di chi non sa che in ebraico Pasqua significa passaggio.

In realtà queste due interpretazioni non si oppongono, anzi, dicono il Mistero in tutta la sua interezza. La Pasqua, infatti, è la memoria attualizzata del passaggio d'Israele attraverso il Mar Rosso in fuga verso la libertà ed è - nella pienezza dei tempi - il memoriale della Pasqua di Cristo che attraversa a piedi asciutti il mare della morte per essere innalzato alla gloria del Padre.

In realtà si può dire che ogni passaggio è una passione, ogni passare è un patire. E' stato così per Israele, è stato così per il Signore Gesù ed è così per ciascuno di noi in cui questo mistero di passaggio e di sofferenza continua ad attuarsi.

Celebrando la Pasqua di Cristo, che è la "vera Pasqua in cui è ucciso il vero Agnello", facendo memoria della grande notte "in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro", il credente viene immerso in questo medesimo passaggio dalla morte alla vita, un passaggio che si fa a rischio della vita e che non può essere vissuto senza patire. Se nella morte di Cristo è stato pagato ogni debito alla sofferenza e alla morte quale salario del peccato, nodimeno ciascun credente ha il compito di camminare, di passare, di lasciarsi trasformare dalla Grazia. Un cammino, questo, che comincia con la conversione di tutta la vita e sarà compiuto solo nella gloria del cielo.

La Pasqua così, lungi dall'essere semplicemente un "rito", è propriamente una "celebrazione" che fa un tutt'uno con la vita, e nella liturgia del Triduo Pasquale è come se contemplassimo, a sorsi, l'interezza del Mistero attraverso le diverse celebrazioni che vanno dalla Messa "in Coena Domini" alla Messa vespertina del giorno di Pasqua nella quale si proclama il Vangelo dei Discepoli di Emmaus.

Non è certo un caso che la Festa di Pasqua cada in primavera e che la celebrazione della Veglia debba avvenire tra la notte e l'aurora perchè attraverso queste coincidenze temporali si vuole proprio affermare la radice vitale ed essenziale della Pasqua.

Celebrare il Triduo Pasquale con quella solennità che le è propria, e che comporta impegno ed anche una certa fatica, è come fare il punto sulla propria capacità di penetrare il Mistero Pasquale di Gesù in tutta la sua ricchezza e profondità. Le celebrazioni del Triduo, infatti, ci ricordano le leggi fondamentali della vita naturale e sopprannaturale: passare continuamente accettando di patire la trasformazione di ogni nostra notte in aurora, di donare la nostra vita come pane di servizio e di amore.

 

 

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